Minuscoli pesci multicolori, realizzati con estrema cura e minuzia artigianale, sono solidamente applicati sul supporto ligneo, dando l’impressione di creare, con il solo cromatismo, movimenti circolari o traiettorie vettoriali nel tentativo di sfuggire ad una sin troppo stabile collocazione.
Sono manufatti, plasmati singolarmente con argilla in una sorta di ritualità performativa. Questi sono distribuiti all’interno di uno spazio draconianamente circoscritto, senza vie di uscita, visivamente costretti ad una fissità innaturale, trattandosi di animali che vivono nelle acque marine dove solitamente guizzano, sempre in preda dei flutti continui. Il riferimento concettuale alla decontestualizzazione operata da Duchamp è chiaro, come lo è altrettanto l’approccio ironico di stampo dadaista. In tal senso, l’autore, con occhio sarcastico, gioca con molteplici interpretazioni, scegliendo, a volte, titoli particolari. Tra tutti: “Fish salad” e “Fritto misto”. Come non pensare al surriscaldamento dei mari….. ?
Con le sue opere, Michael manifesta preoccupazione circa la trasformazione ambientale in atto ed invita a riflettere sui problemi attuali dell’ecosistema. I pesciolini danzano, luccicanti e colorati. Sono simboli di vita e di morte, a volte espressa anche in modo esplicito con l’inserimento di lische.
Le composizioni mantengono sempre una struttura omogenea e rigorosa, nella quale la modularità visiva rifugge dal caos. Il ritmo con cui gli elementi sono distribuiti nello spazio è cadenzato, ricorda il movimento continuo dell’onda del mare leggermente mosso. Lievi frangenti del limen terra-acqua.
Forme e colori interagiscono, sagomature e tonalità si alternano, vuoti e pieni si confrontano in vortici di forze, mai eccessive, centripete e centrifughe. Sono acquari virtuali, fittizi, sospesi in una “zona” fuori dal tempo, visiva e mentale. Sono “fossili” in 3D, desiderosi di tornare in vita ma che, nonostante tutto, restano oggetti inanimati, privi di energia vitale, ma, paradossalmente, carichi di energia cromatica, lucentezza e preziosità. E’ un’animazione bloccata e resa quadro. Tutto però si agita e ad un certo punto l’artista decide: stop (“attrazione fatale”).
Michael dà un significato importante al colore, di cui ampiamente fa uso. Viene alla mente l’analisi di Kandinskij sulle vibrazioni dei colori ed i loro reconditi poteri. Si veda, ad esempio, “e quindi uscimmo a riveder le stelle”: azzurri e blu, che evocano il regno spirituale, la calma e un senso di mistero. In “mare e monti” spiccano lo sfondo rosso, vivacemente interiorizzato, e le sfumature di verde. Una tinta considerata dal grande protagonista dell’Astrattismo come “il colore più calmo che esista: esso non si muove in nessuna direzione e non ha alcuna nota di gioia, di tristezza, di passione, non desidera nulla, non aspira a nulla”. E poi “croce e delizia”, in cui rosa, oro spento e viola in diverse gamme si accostano; non è un caso che al riguardo il grande pittore russo affermò: “il colore viola è il colore dell’aspirazione più profonda dell’anima e di conseguenza il colore del sacrificio”.
In un’epoca in cui il mondo delle arti visive è imperversato da concettualismi sempre più sfrenati e criptici, l’apparente semplicità del mezzo espressivo scelto da Michael offre una efficace chiave di lettura del mondo che ci circonda, omaggiando la primordiale virtuosa essenza dell’Arte nonché la capacità di veicolare con efficacia messaggi profondi.
Genny Di Bert
Storica e critica d’arte
